Che differenza c’è tra un sito web “tradizionale” e un blog?

Per chiarire il problema, prendiamo in considerazione la pagina web della docente sul sito dell’Università di Bari e il blog della sua cattedra.

La prima è una pagina statica, in cui non potete intervenire o rispondere per cercare informazioni. Il secondo instaura un dialogo con i suoi lettori, che possono commentare ciò che vi è scritto.

Dunque, possiamo identificare una prima differenza sostanziale nel fatto che su una pagina web tradizionale si può solo leggere mentre nel blog si può anche scrivere. E non mi sembra una differenza di poco conto.

Altra differenza importante è che, nel primo caso, per cambiare il contenuto della pagina occorre modificare il codice mentre nel blog i contenuti vengono aggiornati continuamente senza bisogno di riprogrammare tutto.

Il che permette anche a chi non è un programmatore di avere un sito web e di pubblicare in Rete le proprie opinioni.

Questa importante differenza ha diverse conseguenze:

  • quando si accede ad un blog, non bisogna aspettarsi che i contenuti (intesi nel senso di post) siano sempre nella stessa posizione. I nuovi post si posizionano sempre sopra mentre quelli più vecchi scorrono più giù;
  • il blog può cambiare spesso anche il suo aspetto grafico (layout) o gli elementi che trovate nelle colonne laterali (widget) in base a nuove esigenze o semplicemente per il desiderio del blogger di rinnovare l’aspetto del suo sito;
  • il blog è sempre strutturato in un numero variabile di colonne (di solito da 1 a 3), una delle quali dedicata ai post e l’altra (o le altre) dedicata/e ad una serie di accessori che abbiamo definito widget, che servono ad agevolare l’utente in operazioni varie ed eventuali.

Questo blog, ad esempio, è organizzato in due colonne: a sx c’è quella dei post (quella in cui state leggendo) e a dx c’è la cosidetta sidebar in cui trovate:

  • le categorie (che possono anche essere chiamate tag o etichette), che permettono di conoscere gli argomenti di cui trattano i post. Cliccandoci sopra, vengono visualizzati (nella colonna sx, ovviamente) tutti i post che rientrano in quell’argomento;
  • il blogroll, cioè una lista di link che rimandano ad altri blog;
  • gli archivi, che vi permettono di visionare i post scritti in un certo periodo;
  • un motore di ricerca del blog, che quindi cerca i termini inseriti solo all’interno dei post archiviati;
  • un feed, di cui ho già parlato qui.

Ovviamente vi ho descritto solo gli accessori che si trovano di solito in quasi tutti i blog ma molti altri se ne possono aggiungere (e sicuramente se ne aggiungeranno).

Per terminare la sommaria descrizione del nostro blog, dobbiamo aggiungere la presenza di pagine (che caratterizzano i blog “targati” WordPress),

pag.png

che vengono usate per contenuti più “statici” (descrizioni, istruzioni e così via): è come se fossero dei post unici. I post veri e propri si trovano nella pagina Home, a cui arrivate dopo aver digitato l’indirizzo del blog.

Ovviamente, le differenze non sono tutte qui ma credo che questi primi accenni siano utili per aiutarvi ad orientarvi in questo nuovo mondo.

Tecnologie a parte, ciò che differenzia i blog dalle tradizionali pagine web è la modalità di utilizzo della Rete. Come scrive Andreas Formigoni

La massa ha preso la parola in Internet o meglio, in quella parte di Internet che si chiama Web 2.0. Come a dire un’altra Internet: prima c’era il Web, ora c’è il Web 2.0. I fenomeni che si svolgono nel Web 2.0 si chiamano fenomeni di social networking: attività svolte mediante la rete che prendono le forme di fenomeni di natura sociale.

Non c’è struttura nella collaborazione di massa. Chi vuole collabora, quando vuole e nella misura in cui desidera farlo. La cosa funziona perché la massa è grande quindi qualcuno che è in grado di collaborare e vuole farlo si trova. Inoltre, la cosa funziona perché la massa è stata “interconnessa”, questo è l’aspetto tecnologico nuovo.

E’ per questo che

Ciò che serve per diventare un blogger non è solo una tecnologia semplice da usare per pubblicare in rete e l’avere tante cose da dire. E’ necessario anche desiderare farlo. [G. di Fraia, p.24]

Perché… We are the Web

Approfondimenti:

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