La visione d’insieme: la necessità di un approccio ecologico

Dai tempi di Darwin in poi gli antropologi si sono dedicati a studiare nei minimi particolari la storia naturale dell’uomo e i suoi processi evolutivi. Per fare ciò in modo soddisfacente è necessario un approccio ecologico, occorre cioè esaminare le popolazioni umane e i loro precursori nel loro ambiente globale.

L’interazione tra le necessità biologiche dell’organismo e l’opposizione dell’ambiente fisico e organico provocano un’interazione ecologica intensa e senza sosta, responsabile della storia naturale dell’uomo e, in ultima analisi, anche della sua storia tecnologica e culturale.

“L’intensità della lotta con l’ambiente spingerà l’uomo a essere almeno consapevole della sua posizione nella natura; e questa consapevolezza farà in modo che egli cerchi di riconciliarsi con le forze naturali e di avere un controllo del mondo e della società sconfinando nella religione, nella tecnologia, nella filosofia e nella scienza.[1]

Un approccio di tipo “ecologico”, ci permette di individuare, quelle che Brusa definisce

“due cesure fondamentali in tutta la vicenda umana…: il processo di neolitizzazione e il processo di industrializzazione. Questi due momenti segnano nella vicenda umana i picchi più alti. Non che non esistano altri momenti importanti: ma è come guardare un profilo altimetrico. Vediamo delle cime che sovrastano. Fra di esse valli, pianure, altre cime: nessuna così alta..”. [2]

“Cime” che segnano svolte fondamentali nel rapporto della specie Homo con l’ambiente e quindi la storia del suo adattamento biologico e “tecnologico”.

A questo proposito, Weiner parla di un’umanità segnata da quattro grandi epoche ecologiche.

La prima, la più critica e lunga, termina con il distacco dall’ambiente originario dell’antropoide arboricolo e di foresta.

La seconda – caratterizzata dal progressivo sviluppo di un modo di vivere basato sulla caccia in un ambiente caldo e soleggiato – da cui “emerge” una creatura del genere Homo, biologicamente adattabile e piena di risorse.

Come diretta conseguenza, la terza epoca è contrassegnata da un’enorme espansione ecologica e dal differenziamento delle popolazioni.

La conoscenza ecologica così acquisita ha portato l’uomo alla fase (ancora attuale) del controllo deliberato e della modificazione dell’ambiente, iniziata con la manipolazione delle fonti primitive di cibo, animali e vegetali, e proseguita con l’urbanizzazione dell’ambiente e con l’uso dell’energia per azionare sistemi meccanici.

Non si può infatti comprendere a pieno il significato dei processi di globalizzazione economica e culturale contemporanei, della relazione fra gli esseri umani e l’ambiente dei rapporti fra i popoli della Terra senza una loro collocazione nel tempo profondo della diffusione planetaria della specie umana.

Essi sono l’esito ultimo (e assai imprevedibile) di una lunga storia di migrazioni, di colonizzazioni, di derive e di ibridazioni.

human_migration
Fonte: <http://gmed.bu.edu/about/&gt;

Questa “storia naturale della globalizzazione” comincia con la nascita, all’interno della famiglia delle scimmie antropomorfe, di una serie di “ominidi” con caratteristiche peculiari che si diversificano e occupano la zona orientale e meridionale del continente africano.

Prosegue con la comparsa, all’interno del cespuglio lussureggiante dei nostri antenati, di una specie che esce dall’Africa e colonizza il Vecchio Mondo, seguita un milione e mezzo di anni dopo da una seconda specie “esploratrice”, chiamata Homo sapiens, che ripercorrerà nuovi tragitti e colonizzerà tutti i continenti.

La storia continua con la diffusione ramificata delle popolazioni di sapiens sulla Terra e con la loro coevoluzione con le nicchie ambientali eterogenee che incontreranno di volta in volta nei loro sentieri di scoperta.

Più che una storia eroica di conquiste, appare come un tessuto di fili sottilissimi e multicolori, come una trama di interdipendenze inaspettate, di relazioni sconosciute, di radici intrecciate. E’ una storia incompiuta, come incompiuto è il destino della nostraspecie.[3]

Approfondimenti:
Atlante interattivo del Genographic Project, che si propone di mappare la storia delle migrazioni umane mediante analisi del DNA.

Note bibliografiche:

[1] J. S. Veiner. “L’origine dell’uomo”. In: La Grande Enciclopedia della Natura. Garzanti. I edizione. Milano, 1972. Vol.XVI, capp. I, pp.7-8. (<-)

[2] A. Brusa. Verso i nuovi programmi di storia. In “Insegnare”, 1998, n. 9, p. 32-37. Versione online verificata il 16/05/08. (<-)

[3] T. Pievani. La specie che non c’era. Intervento al Convegno “Umani, subumani o pre-umani? Nuovi dati sull’origine dell’umanità”, organizzato dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Venezia, maggio 2005. Versione online verificata il 16/05/08. (<-)

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